L’imposta che grava sui veicoli ha origini storiche lontanissime e nasce ancor prima dell’automobile in quanto già era tassata la circolazione dei carri a traino animale.In passato essa gravava sulla circolazione dei veicoli fino a quando, nel 1983, ha mutato fisionomia ed è stata applicata sul possesso dei veicoli.La denominazione stessa della tassa è stata oggetto di vari cambiamenti, sia ufficiali sia giornalistici: “tassa di circolazione”, “tassa automobilistica”, “bollo”, “bollo auto”.

Anche buona parte del materiale esplicativo preparato dal Ministero dell’economia e delle finanze e dalle regioni fa riferimento a queste ultime definizioni di stile giornalistico. La tassa automobilistica è un tributo proprio dello Stato attribuito dal 1° gennaio 1999 alle Regioni ai sensi dell’art. 17, comma 10, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449.

La tassa in questione, disciplinata dal Decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39 (Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche), fino al 31 dicembre 1992 era erariale, nel senso che veniva computata tra le entrate acquisite dallo Stato.

A decorrere dal 1° gennaio 1993 l’intera tassa automobilistica (esclusa l’addizionale rimasta di competenza erariale) è stata attribuita alle Regioni a statuto ordinario, anche se, soltanto dal 1 gennaio 1999, ne è stata demandata a tali regioni la riscossione, l’accertamento, il recupero, i rimborsi ed il contenzioso amministrativo. Infatti, l’articolo 23 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 - Attribuzioni alle regioni a statuto ordinario – al comma 2, definiva la tassa automobilistica attribuita alle Regioni come “tassa automobilistica regionale”, precisando altresì che essa dovesse applicarsi ai veicoli “per effetto della loro iscrizione nei rispettivi pubblici registri delle province di ciascuna regione a statuto ordinario”.

Successivamente, con Decreto n. 418 del 25.11.1998 il Ministro delle Finanze ha emanato il Regolamento recante norme per il trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni in materia di riscossione, accertamento, recupero, rimborsi e contenzioso relative alle tasse automobilistiche non erariali.Lo stesso art. 17, comma 16, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449 ha fissato il criterio di tassazione degli autoveicoli a motore (individuato nella potenza effettiva espressa in KW anziché, come in passato, nei Cavalli Fiscali) ed ha parimenti statuito che le nuove tariffe della tassa in questione fossero fissate in eguale misura con Decreto del Ministero delle Finanze, di concerto con il Ministro dei Trasporti e della Navigazione per tutte le Regioni (ivi comprese quelle a Statuto speciale), prevedendo altresì con decorrenza 1 gennaio 1999 la possibilità per le Regioni medesime di determinare con propria legge gli importi della tassa per gli anni successivi, “nella misura compresa tra il 90 e il 110 % degli stessi importi vigenti nell’anno precedente” (potere, quest’ultimo, già attribuito alle Regioni dall’art. 24, comma 1, del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 504).

Nonostante i riferiti interventi del legislatore che hanno comportato il trasferimento alle Regioni, dapprima, del gettito della Tassa alle Regioni con decorrenza 1 gennaio 1993, e poi , dell'attività di accertamento con decorrenza 1 gennaio 1999, la disciplina dei termini entro cui deve essere esercitata l'azione di controllo sul tributo è rimasta immutata. Ed infatti, l'articolo 5, comma 51, del D.L. n 953/1982 (nel testo della Legge di conversone n. 53 del 28 febbraio 1983, come modificato dall’art. 3 del D.L. 6 gennaio 1986 n.2, conv. in Legge 7 marzo 1986, n. 60) sancisce che " L'azione dell'Amministrazione finanziaria per il recupero delle tasse dovute dal 1 gennaio 1983 per effetto dell'iscrizione di veicoli o motoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

Nello stesso termine si prescrive il diritto del contribuente al rimborso delle tasse indebitamente corrisposte".Come legge spartiacque si pone la Legge 28 febbraio 1983, n. 53 (di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 30 dicembre 1982, n. 953, recante misure in materia tributaria) che rispetto al Testo Unico del 1953 introduce una novità rilevante. Infatti, mentre l’art. 1 del D.P.R. 5 febbraio 1953 , n. 39 individua l’oggetto della tassa nella “circolazione sulle strade ed aree pubbliche degli autoveicoli e dei relativi rimorchi” (in ragione del quale la tassa automobilistica si può definire una Tassa di Circolazione), l’art. 5 della Legge 28 febbraio 1983, n. 53 assoggetta alle tasse stabilite dalle tariffe annesse alla Legge 463/55 i veicoli e gli autoscafi “per effetto della loro iscrizione nei rispettivi pubblici registri”, valendo tali disposizioni anche alla tassa regionale di circolazione e alla soprattassa istituita con l’art. 8 del D.L. 8 ottobre 1976, n. 691.In particolare, il comma 32 del citato art. 5 individua i soggetti tenuti alle tasse indicate nel comma precedente in “coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento risultano essere proprietari dal Pubblico Registro Automobilistico, per i veicoli in esso iscritti, e dai registri di immatricolazione per i rimanenti veicoli ed autoscafi” (in ragione del quale la tassa automobilistica si configura come una Tassa di Possesso). Sennonché, la Corte di Cassazione (Cass. 7668/97) si è pronunciata nel senso di ritenere che l’art. 5, comma 32, “mentre ricollega alle risultanze del P.R.A. l’individuazione del debitore tributario al fine di facilitare l’azione dell’amministrazione finanziaria, non comporta il venir meno del legame tra il tributo e la proprietà del veicolo; ne consegue che l’onere economico del tributo ricade su chi, in base al regime di circolazione dei veicoli, è l’effettivo proprietario nel periodo di tempo al quale il debito tributario si riferisce” (in Lombardia, ai sensi dell’art. 39, comma 1, della L.R. 10/2003, a partire dal 01/10/2004, in Lombardia, sono tenuti al pagamento delle tasse automobilistiche regionali “coloro i quali, al momento della costituzione del presupposto di imposizione, risultano essere proprietari o titolari di diritto reale di godimento dal PRA, per i veicoli in essi iscritti, e dai Registri di Immatricolazione per i rimanenti veicoli nonché i soggetti che immettono sulla pubblica strada i ciclomotori di cui all’art. 52 del D.Lgs. 285/1992”).Il soggetto passivo del tributo è colui che possiede a titolo di proprietà un autoveicolo idoneo alla circolazione purché immatricolato e non cancellato (in quanto è questi colui presso il quale si verifica il fatto rivelatore di capacità contributiva assunto a presupposto di imposta). Responsabile di imposta è, invece, colui che risulta proprietario dal PRA: tuttavia, si tratta di una presunzione che opera nei confronti dell’Amministrazione finanziaria e che non modifica il regime di circolazione giuridica dei veicoli, onde non vale ad evitare che l’onere economico del tributo ricada su colui che, in base a tale regime, sia l’effettivo proprietario nel periodo di tempo a cui si riferisce il debito tributario (così Cass. 5657/94).

Ed invero, l’art. 94, comma 7, del D. Lgs. 285/92 - Nuovo Codice della strada - prevede la possibilità di permettere l’esonero dall'obbligo del pagamento della tassa automobilistica, nell’ipotesi di sopravvenuta cessazione dei diritti sui beni mobili iscritti al PRA, mediante produzione ai competenti uffici di “idonea documentazione” attestante la inesistenza del presupposto giuridico per l’applicazione della tassa.La Circolare 11 maggio 1998 n. 122/E del Ministero delle Finanze ha, tra l’altro, precisato cosa debba intendersi con la locuzione “idonea documentazione” di cui al citato art. 94, comma 7: per idonea documentazione devono intendersi, in generale, gli atti e i documenti “di data certa” attestanti il venir meno dei presupposti oggettivi e soggettivi del tributo in questione ovvero atti idonei a sortire effetti liberatori e di cui la circolare medesima fornisce un’elencazione esemplificativa (così., Cass. 10794/97 ; sent. n. 164 del 2 aprile 1993 della Corte Cost.).

Quanto alla natura della tassa automobilistica, vi è da dire che diversi sono stati gli interventi giurisprudenziali che hanno precisato come essa, pur essendo divenuta tassa di possesso con l’entrata in vigore della Legge 53/83, pur tuttavia conserva il proprio presupposto oggettivo nella coincidenza, in capo al medesimo soggetto, della proprietà e del possesso dei veicoli (cfr. Comm. Trib. Belluno, sez. I, 18 luglio 1992, n. 79 e Tribunale di Milano, 19 febbraio 1996).

Infine, ma non da ultimo, si segnalano i diversi interventi della Corte Costituzionale in tema di competenze legislative regionali sulla tassa automobilistica.La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme regionali in tema di tassa automobilistica che apportavano significativi interventi sul relativo regime, prevedendo esenzioni e proroghe dei relativi termini (così . Corte Cost. 455/05; Corte Cost. 37/04; Corte Cost. 296/03; Corte Cost. 297/03; Corte Cost. 311/03).

In particolare, la Corte ha precisato il fatto che tale tributo non può definirsi “tributo proprio della Regione” ai sensi dell’art. 119, comma 2, della Costituzione ma al contrario “tributo proprio dello Stato”: si tratta infatti di tributo istituito con legge statale e rientrante nella competenza esclusiva dello Stato in materia di tributi erariali ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. “e”, della Costituzione, pur avendo lo Stato attribuito alle Regioni il relativo gettito, alcuni limitati poteri attuativi ed un limitato potere di variazione dell’importo originariamente stabilito.