AUTOVETTURE E VEICOLI AD USO PROMISCUO

ANTE 2007

Le tariffe per kW

L’importo della tassa automobilistica annuale in vigore dal 2004 fino al 2006 era di euro 2,58 a kW (corrispondenti alla tariffa di lire 5.000 a kW in vigore fino al 2001, secondo l’arrotondamento alla seconda cifra decimale). Le tariffe della tassa automobilistica riguardano versamenti annuali (che cioè coprono un periodo fisso d’imposta di 12 mesi) e sono calcolate in base alla potenza del motore espressa in kilowatt (kW). Questo dato, per le vetture immatricolate fino agli ultimi mesi del 1999, si trova normalmente sulla facciata in alto a destra della carta di circolazione, tre righe sopra l’indcazione della potenza fiscale, in corrispondenza della voce “pot. max. kW”. Per gli esemplari più recenti o reimmatricolati a partire dalla fine del 1999, che sono muniti della carta di circolazione di tipo comunitario (foglio di formato A4 piegato in quattro parti, invece delle dodici del formato precedente), il documento contiene l’indicazione della potenza sotto la voce “P.2”.

Le tariffe per CV

Se nella carta di circolazione non sono indicati i kW (di solito presenti solo sugli esemplari immatricolati a partire dal 1982), il calcolo va effettuato in base al numero dei CV riportati di fianco alla voce “pot. max.” (di solito sulla terza pagina del documento), che non vanno confusi con i CV fiscali riportati alla voce “potenza fiscale” (parametro non più utilizzato per il calcolo della tassa automobilistica a partire dal 1998, legato alla cilindrata e non alla potenza del motore). In base al rapporto di conversione 1 kW = 0,736 CV, l’importo della tassa automobilistica annuale era di euro 1,90 a CV. Dal 1° gennaio 2005 non è più dovuta la sovrattassa che era richiesta per i veicoli a gasolio non ecologici (super bollo). Dalla stessa data per tale categoria di veicoli non è più ammesso il pagamento frazionato della tassa automobilistica.

2007 – LA RIFORMA TRIBUTARIA

La più recente normativa ha introdotto numerose novità in materia di tassa automobilistica. La principale riguarda una variazione di tariffa per motocicli e autovetture. Relativamente alle vetture, in particolare, la tariffa 2007 opera in due modi. Per quelle con potenza superiore alla media (vale a dire con oltre 100 kW, è previsto un aumento, ma esso è applicabile verso tutti solo per i kW in eccesso rispetto ai primi cento. Tale incremento funziona con la tecnica “a scaglioni”: i primi cento kW vengono sempre tassati con la tariffa base riconosciuta per la classe ambientale di appartenenza, mentre su ogni kW successivo si applica un aggravio. Pertanto anche nei riguardi delle auto di potenza superiore alla media, la tariffa unitaria cresce solamente per i kW in eccesso rispetto ai primi cento (per i quali invece gli importi rimangono gli stessi previsti per le auto più piccole). Mentre per le vetture con potenza inferiore, l’incremento percentuale è decrescente, fino ad azzerarsi allineandosi alla stessa tariffa in vigore nel 2006 (la quale, a sua volta, era ferma sugli importi vigenti dal 1998). Ciò è stato previsto al fine di privilegiare i motori con caratteristiche ambientali meno inquinanti (Euro 5 o Euro 4). Il nuovo tariffario, pertanto, che aggiorna gli importi base introdotti il 27 dicembre 1997 con decreto interministeriale pubblicato nella G.U. n. 303 del 31 dicembre 1997, stabilisce per la prima volta, a parità di potenza, tariffe differenziate che tengono conto della efficienza energetica del motore e quindi della diversa propensione all’inquinamento. Le nuove regole di calcolo, come si diceva, riguardano solo due tipologie di veicolo: autovetture e motocicli (oltre agli autoveicoli a uso promiscuo, che sono semplici vetture classificate come “promiscui”, secondo quanto consentito dalla normativa fino al 1999).Inoltre, nell’ottica della salvaguardia ambientale, a prescindere dall’omologazione e dalla potenza del motore, per i veicoli dotati sin dall’origine di motori ad alimentazione doppia (benzina/gasolio e elettrica, gas metano, GPL o idrogeno) e quelli sui quali il sistema di doppia alimentazione sia installato successivamente all’immatricolazione del veicolo stesso, le tariffe rimangono invariabili rispetto al 2006.

esempi

a. vettura con potenza pari a kW 66, rispetta la direttiva 98/69 CE, e quindi è di classe ambientale Euro 3: paga € 178,20 (cifra ottenuta moltiplicando la tariffa unitaria a kW, pari a € 2,70, stabilita relativamente alla classe Euro 3, per il numero dei kW);

b. nella stessa situazione di cui al punto a., applicando come unica variante l’appartenenza alla classe ambientale Euro 4 (si fa l’ipotesi della vettura che rispetta la direttiva 98/69 CE B), si ottiene un importo pari a € 170,28 (tariffa unitaria pari a € 2,58 moltiplicato il numero dei kW); si tratta dello stesso importo in vigore nel corso del 2006 (a sua volta uguale a quello in vigore dal 1998), dal momento che la classe Euro 4 non ha subito aumenti;

c. vettura con potenza di 66 Kw, Euro 3 (o qualsiasi altra classe ambientale), se il veicolo è alimentato a benzina e gpl: paga € 170,28 (tariffa unitaria di € 2,58 per il numero dei kW);

d. vettura con potenza pari a 130 kW, di classe ambientale Euro 3, in quanto rispetta la direttiva 2001/1 CE rif. 98/69 CE, paga € 391,50 (somma ottenuta applicando la tariffa unitaria a kW pari a € 2,70, per i primi cento kW (= € 270), cui va sommata la quota aggiuntiva calcolabile moltiplicando gli ulteriori 30 kW per l’importo unitario di € 4,05 previsto dalla tariffa approvata per la classe ambientale Euro 3 (=121,50);

e. nella stessa situazione di cui al punto c, applicando come unica variante l’appartenenza alla classe ambientale Euro 4 (si fa l’ipotesi della vettura che rispetta la direttiva 2001/1 CE rif. 98/69 CE B), si ottiene un importo pari a € 374,10 (somma calcolata addizionando all’importo calcolato sui per i primi 100 kW, pari a € 258,00, l’importo aggiuntivo di € 116,10, determinato moltiplicando per la tariffa unitaria di € 3,87 gli ulteriori 30 kW di potenza).f. vettura con potenza pari a kw 130, di classe ambientale Euro 3 (o qualsiasi altra categoria), se il veicolo è alimentato a benzina e gpl: paga € 335,40 (cifra ottenuta moltiplicando la tariffa unitaria a kW, pari a € 2,58, per il numero dei kW).

AUTOVEICOLI ULTRAVENTENNALI

 

Gli autoveicoli costruiti da almeno venti anni, ad uso privato destinati esclusivamente al trasporto di persone e non adibiti ad uso professionale, sono soggetti al pagamento della tassa automobilistica regionale di circolazione, in misura fissa (Euro 30,00), a partire dall’anno in cui si compie il ventesimo anno dalla loro costruzione, purché in regola con il bollino blu. Salvo prova contraria, si presume che l’anno di costruzione coincida con quello di prima immatricolazione in Italia o all’estero.Sono esclusi gli autoveicoli adibiti ad uso professionale, cioè quelli utilizzati nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. E’, pertanto, ritenuto, veicolo adibito ad uso professionale quello per il quale il proprietario (persona fisica o giuridica) benefici delle relative deduzioni o detrazioni d’imposta previste dalla legge. Sono, altresì, esclusi, dall’agevolazione i veicoli ultraventennali di proprietà di enti pubblici in quanto non destinati ad uso di persona fisica proprietaria dei medesimi veicoli. Il pagamento deve essere effettuato prima dell’immissione del veicolo sulla pubblica strada. Qualora questi veicoli non siano utilizzati su strade aperte al traffico, non va effettuato alcun versamento, perché nulla è dovuto.

 

a.2) Autocarri di peso complessivo a pieno carico inferiore a 12 tonnellate

La determinazione dell’importo da versare avviene con riferimento alla massa di portata. Le tariffe sono per questi veicoli differenziate su base regionale. Gli autocarri di peso complessivo inferiore a 12 tonnellate (tra cui sono presenti tutti i modelli derivati da autovetture, comprese station wagon, monovolume e fuoristrada utilizzati di fatto come vetture ma immatricolati come autocarri per massimizzare la detraibilità e la deducibilità dal reddito di professionisti, artigiani e imprese) sono tassati in base alla portata. A queste tariffe va aggiunta una tassa commisurata alla massa rimorchiabile del veicolo, qualora esso sia idoneo al traino e indipendentemente dal fatto che il traino avvenga effettivamente. Questa tassa è in vigore dal 2001 in sostituzione di quella sui rimorchi, che è stata abolita; i rimorchi, quindi, non sono più soggetti alla tassa automobilistica. (dal 1° gennaio 2004, in Lombardia non sono tenuti al pagamento della tassa relativa alla massa rimorchiabile gli autocarri di peso complessivo non superiore a 6 tonnellate). RIFORMA TRIBUTARIA 2007 I veicoli immatricolati o reimmatricolati come N1 (autoveicolo per trasporto merci di peso complessivo fino a 3,5 tonnellate), che presentino codice carrozzeria F0 (furgone), con quattro o più posti e che abbiano un rapporto tra la potenza espressa in KW e la portata del veicolo espressa in tonnellate maggiore o uguale a 180, la tassazione continua ad essere riferita alla potenza effettiva del motore (al KW). Le disposizioni hanno effetto a decorrere dal 3 ottobre 2006. Per tali veicoli la determinazione dell’importo da versare avviene pertanto in base ala potenza del motore espressa in kW (o CV) ed alla classe ambientale, come per le autovetture (vedi Calcolo della tassa per le autovetture e gli autoveicoli ad uso promiscuo).

 

a.3) Autocarri di peso complessivo a pieno carico superiore o uguale a 12 tonnellate

Gli autocarri con peso complessivo uguale o superiore a 12 tonnellate sono tassati in base a una combinazione di diversi parametri (peso complessivo, numero degli assi e tipo di sospensione dell’asse motore; se il sistema di sospensione è pneumatico la tariffa si riduce del 20%). A queste tariffe va aggiunta una tassa commisurata alla massa rimorchiabile del veicolo, qualora esso sia idoneo al traino e indipendentemente dal fatto che il traino avvenga effettivamente. Questa tassa è in vigore dal 2001 in sostituzione di quella sui rimorchi, che è stata abolita; i rimorchi, quindi, non sono più soggetti alla tassa automobilistica.

 

a.4) Autobus, motrici per rimorchi e autoveicoli ad uso speciale (autocaravans, autocarri gru, ecc.)

Come per le autovetture, anche per questi veicoli si prende in considerazione la potenza effettiva del motore, espressa in kW o, in mancanza, in CV (non fiscali), applicando le tariffe indicate nel tariffario regionale.

 

Il versamento della tassa automobilistica regionale deve essere effettuato a favore della Regione di residenza (Regione Lombardia).In caso di decesso del proprietario del veicolo, sono tenuti al pagamento della tassa automobilistica gli eredi del proprietario defunto (che sono tenuti inoltre anche a trascrivere presso il P.R.A. l’accettazione dell’eredità).

a) La tassa di proprietà è dovuta da coloro i quali risultano proprietari o usufruttuari di un veicolo iscritto al P.R.A. E’ tenuto al pagamento il soggetto che risulta proprietario o usufruttuario del veicolo il primo giorno di ciascun periodo d’imposta (cioè il giorno dell’immatricolazione o del passaggio di proprietà per i veicoli nuovi e usati appena acquistati e il primo giorno del mese di rinnovo del bollo in tutti gli altri casi).Nel caso di prima immatricolazione o in caso di mancata trascrizione dell'atto di proprietà al PRA, si presume proprietario del veicolo l'intestatario della carta di circolazione. In base al principio che il pagamento della tassa automobilistica è a carico del proprietario di un veicolo soggetto alla tassazione, si determina la responsabilità di eventuali errori od omissioni nei versamenti: le relative sanzioni saranno quindi addebitate a chi risulta proprietario il primo giorno del periodo d’imposta (in altre regioni, ed anche in Lombardia fino al 01/01/2004, è tenuto al pagamento colui che risulta proprietario alla data del termine ultimo per pagare). Ciò, comunque, non impedisce che nel pagamento qualcuno possa sostituirsi al proprietario: i controlli antievasione, infatti, si limitano ad accertare che ogni veicolo tassato sia coperto da un versamento, senza verificare l’identità di chi provvede al pagamento. Per questo, se l’importo della tassa automobilistica viene calcolato e versato correttamente da una persona diversa dal proprietario, non verrà rilevata alcuna irregolarità. Così, per esempio, se un passaggio di proprietà viene effettuato in modo irregolare e l’acquirente continua a pagare normalmente, il precedente proprietario non riceverà alcun addebito: il problema verrà alla luce solo quando l’acquirente interromperà i versamenti (spesso ciò accade quando questi si disfa a sua volta del veicolo). Un’importante conseguenza di tutte queste regole generali si rinviene in una situazione per la quale non sono stabilite regole particolari: la permuta di un veicolo con tassa appena scaduta.

I trasferimenti di regione

La Regione Lombardia ha fornito chiarimenti circa l’individuazione del soggetto passivo d’imposta nel caso di compravendita di veicolo proveniente da altra regione. La questione è molto delicata nel caso in cui il cambiamento avvenga durante il primo mese del periodo d’imposta, cioè nel mese in cui si determina l’importo dovuto e il soggetto tenuto al pagamento. A ciò si aggiunge l’ulteriore complicazione che la determinazione, in Lombardia, non avviene più all’ultimo giorno di tale mese, come in tutte le altre regioni, ma al primo: pertanto rischiano di esserci buchi o sovrapposizioni normative difficilmente risolvibili col buonsenso.

In particolare, la Lombardia ha stabilito come ci si debba comportare in caso di compravendita in cui siano coinvolti anche soggetti residenti in altre regioni (sia quando il veicolo entra in Lombardia, cioè se l’acquirente è lombardo, sia quando ne esce, cioè se lombardo è il cedente). Il principio fondamentale è che, se l’atto di vendita viene autenticato dal notaio durante il mese nel quale va pagato il bollo, il tributo spetta alla Regione di residenza dell’acquirente. Pertanto, nel caso di veicolo proveniente da altra regione, in quanto ceduto a contribuente lombardo, la tassa automobilistica regionale è dovuta alla Lombardia, in quanto alla data della compravendita si è costituito il presupposto impositivo ed è stato individuato il proprietario. Nel caso di veicolo in uscita dalla Regione Lombardia, in quanto ceduto a contribuente di altra regione, valgono le norme vigenti in quella regione (è tenuto al pagamento chi risulta proprietario l’ultimo giorno utile per il pagamento) e, pertanto, la tassa va corrisposta a favore della residenza dell’acquirente.

Tuttavia, se nel corso dello stesso mese il pagamento viene effettuato dal cedente prima dell’autentica, in sede di verifica il versamento viene riconosciuto valido anche se andato a beneficio della Regione di residenza del cedente stesso e quindi non viene contestata alcuna irregolarità.

In conclusione si può affermare che, nel caso di compravendita del veicolo, il cui atto redatto nelle forme di legge rechi una data ricadente nel mese utile per il pagamento, la tassa automobilistica regionale di proprietà deve essere corrisposta a favore della regione di residenza dell’acquirente.Da notare che, in caso di compravendita tra privati, il cambio di regione non influisce sulla scadenza del bollo: le norme lombarde stabiliscono che il veicolo prende come scadenza il mese d’immatricolazione solo se era stato attivato il regime di sospensione del bollo in attesa di rivendita, il che è possibile solo se la compravendita coinvolge un commerciante di veicoli.

I cambi di residenza

In caso di cambio di residenza durante il mese di pagamento, la tassa automobilistica deve essere versata a favore della Regione in cui si è formato il presupposto impositivo, quindi della Regione nella quale il proprietario era residente il primo giorno del nuovo periodo d’imposta (es. tassa automobilistica con scadenza agosto 2007, versamento della tassa entro il successivo mese di settembre 2007; il proprietario del veicolo cambia la residenza nel mese di settembre 2007, il versamento con validità 1° settembre 2007 – 31 agosto 2008 deve essere effettuato alla regione nella quale il proprietario aveva la residenza il 1° settembre 2007).

b) La tassa di circolazione è dovuta dal soggetto che immette sulla pubblica strada un veicolo non iscritto al P.R.A.

Ciclomotori e quadricicli leggeri non sono al momento soggetti ad alcun tipo di registrazione, né al PRA né in qualunque altro archivio. Risulta pertanto impossibile determinare chi sia il proprietario e quindi la responsabilità del pagamento ricade su chiunque immetta sulla pubblica via il veicolo.

Ai sensi dell’art.10 della Legge n.172 dell’8/07/2003, a decorrere dal 29/07/2003 è venuta meno l’obbligatorietà di iscrizione al PRA dei rimorchi di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate, pertanto la Regione Lombardia, con risoluzione dirigenziale n. 2 del 27/01/2004 ha stabilito che tali rimorchi sono tenuti al pagamento di una tassa di circolazione da corrispondere per anno solare solo nel momento della loro immissione sulla pubblica strada.

In Regione Lombardia sono inoltre assoggettati al pagamento della tassa automobilistica regionale di circolazione anche gli autoveicoli ed i motoveicoli ultraventennali, ad uso privato destinati esclusivamente al trasporto di persone.

L’imposta che grava sui veicoli ha origini storiche lontanissime e nasce ancor prima dell’automobile in quanto già era tassata la circolazione dei carri a traino animale.In passato essa gravava sulla circolazione dei veicoli fino a quando, nel 1983, ha mutato fisionomia ed è stata applicata sul possesso dei veicoli.La denominazione stessa della tassa è stata oggetto di vari cambiamenti, sia ufficiali sia giornalistici: “tassa di circolazione”, “tassa automobilistica”, “bollo”, “bollo auto”.

Anche buona parte del materiale esplicativo preparato dal Ministero dell’economia e delle finanze e dalle regioni fa riferimento a queste ultime definizioni di stile giornalistico. La tassa automobilistica è un tributo proprio dello Stato attribuito dal 1° gennaio 1999 alle Regioni ai sensi dell’art. 17, comma 10, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449.

La tassa in questione, disciplinata dal Decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39 (Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche), fino al 31 dicembre 1992 era erariale, nel senso che veniva computata tra le entrate acquisite dallo Stato.

A decorrere dal 1° gennaio 1993 l’intera tassa automobilistica (esclusa l’addizionale rimasta di competenza erariale) è stata attribuita alle Regioni a statuto ordinario, anche se, soltanto dal 1 gennaio 1999, ne è stata demandata a tali regioni la riscossione, l’accertamento, il recupero, i rimborsi ed il contenzioso amministrativo. Infatti, l’articolo 23 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 - Attribuzioni alle regioni a statuto ordinario – al comma 2, definiva la tassa automobilistica attribuita alle Regioni come “tassa automobilistica regionale”, precisando altresì che essa dovesse applicarsi ai veicoli “per effetto della loro iscrizione nei rispettivi pubblici registri delle province di ciascuna regione a statuto ordinario”.

Successivamente, con Decreto n. 418 del 25.11.1998 il Ministro delle Finanze ha emanato il Regolamento recante norme per il trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni in materia di riscossione, accertamento, recupero, rimborsi e contenzioso relative alle tasse automobilistiche non erariali.Lo stesso art. 17, comma 16, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449 ha fissato il criterio di tassazione degli autoveicoli a motore (individuato nella potenza effettiva espressa in KW anziché, come in passato, nei Cavalli Fiscali) ed ha parimenti statuito che le nuove tariffe della tassa in questione fossero fissate in eguale misura con Decreto del Ministero delle Finanze, di concerto con il Ministro dei Trasporti e della Navigazione per tutte le Regioni (ivi comprese quelle a Statuto speciale), prevedendo altresì con decorrenza 1 gennaio 1999 la possibilità per le Regioni medesime di determinare con propria legge gli importi della tassa per gli anni successivi, “nella misura compresa tra il 90 e il 110 % degli stessi importi vigenti nell’anno precedente” (potere, quest’ultimo, già attribuito alle Regioni dall’art. 24, comma 1, del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 504).

Nonostante i riferiti interventi del legislatore che hanno comportato il trasferimento alle Regioni, dapprima, del gettito della Tassa alle Regioni con decorrenza 1 gennaio 1993, e poi , dell'attività di accertamento con decorrenza 1 gennaio 1999, la disciplina dei termini entro cui deve essere esercitata l'azione di controllo sul tributo è rimasta immutata. Ed infatti, l'articolo 5, comma 51, del D.L. n 953/1982 (nel testo della Legge di conversone n. 53 del 28 febbraio 1983, come modificato dall’art. 3 del D.L. 6 gennaio 1986 n.2, conv. in Legge 7 marzo 1986, n. 60) sancisce che " L'azione dell'Amministrazione finanziaria per il recupero delle tasse dovute dal 1 gennaio 1983 per effetto dell'iscrizione di veicoli o motoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

Nello stesso termine si prescrive il diritto del contribuente al rimborso delle tasse indebitamente corrisposte".Come legge spartiacque si pone la Legge 28 febbraio 1983, n. 53 (di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 30 dicembre 1982, n. 953, recante misure in materia tributaria) che rispetto al Testo Unico del 1953 introduce una novità rilevante. Infatti, mentre l’art. 1 del D.P.R. 5 febbraio 1953 , n. 39 individua l’oggetto della tassa nella “circolazione sulle strade ed aree pubbliche degli autoveicoli e dei relativi rimorchi” (in ragione del quale la tassa automobilistica si può definire una Tassa di Circolazione), l’art. 5 della Legge 28 febbraio 1983, n. 53 assoggetta alle tasse stabilite dalle tariffe annesse alla Legge 463/55 i veicoli e gli autoscafi “per effetto della loro iscrizione nei rispettivi pubblici registri”, valendo tali disposizioni anche alla tassa regionale di circolazione e alla soprattassa istituita con l’art. 8 del D.L. 8 ottobre 1976, n. 691.In particolare, il comma 32 del citato art. 5 individua i soggetti tenuti alle tasse indicate nel comma precedente in “coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento risultano essere proprietari dal Pubblico Registro Automobilistico, per i veicoli in esso iscritti, e dai registri di immatricolazione per i rimanenti veicoli ed autoscafi” (in ragione del quale la tassa automobilistica si configura come una Tassa di Possesso). Sennonché, la Corte di Cassazione (Cass. 7668/97) si è pronunciata nel senso di ritenere che l’art. 5, comma 32, “mentre ricollega alle risultanze del P.R.A. l’individuazione del debitore tributario al fine di facilitare l’azione dell’amministrazione finanziaria, non comporta il venir meno del legame tra il tributo e la proprietà del veicolo; ne consegue che l’onere economico del tributo ricade su chi, in base al regime di circolazione dei veicoli, è l’effettivo proprietario nel periodo di tempo al quale il debito tributario si riferisce” (in Lombardia, ai sensi dell’art. 39, comma 1, della L.R. 10/2003, a partire dal 01/10/2004, in Lombardia, sono tenuti al pagamento delle tasse automobilistiche regionali “coloro i quali, al momento della costituzione del presupposto di imposizione, risultano essere proprietari o titolari di diritto reale di godimento dal PRA, per i veicoli in essi iscritti, e dai Registri di Immatricolazione per i rimanenti veicoli nonché i soggetti che immettono sulla pubblica strada i ciclomotori di cui all’art. 52 del D.Lgs. 285/1992”).Il soggetto passivo del tributo è colui che possiede a titolo di proprietà un autoveicolo idoneo alla circolazione purché immatricolato e non cancellato (in quanto è questi colui presso il quale si verifica il fatto rivelatore di capacità contributiva assunto a presupposto di imposta). Responsabile di imposta è, invece, colui che risulta proprietario dal PRA: tuttavia, si tratta di una presunzione che opera nei confronti dell’Amministrazione finanziaria e che non modifica il regime di circolazione giuridica dei veicoli, onde non vale ad evitare che l’onere economico del tributo ricada su colui che, in base a tale regime, sia l’effettivo proprietario nel periodo di tempo a cui si riferisce il debito tributario (così Cass. 5657/94).

Ed invero, l’art. 94, comma 7, del D. Lgs. 285/92 - Nuovo Codice della strada - prevede la possibilità di permettere l’esonero dall'obbligo del pagamento della tassa automobilistica, nell’ipotesi di sopravvenuta cessazione dei diritti sui beni mobili iscritti al PRA, mediante produzione ai competenti uffici di “idonea documentazione” attestante la inesistenza del presupposto giuridico per l’applicazione della tassa.La Circolare 11 maggio 1998 n. 122/E del Ministero delle Finanze ha, tra l’altro, precisato cosa debba intendersi con la locuzione “idonea documentazione” di cui al citato art. 94, comma 7: per idonea documentazione devono intendersi, in generale, gli atti e i documenti “di data certa” attestanti il venir meno dei presupposti oggettivi e soggettivi del tributo in questione ovvero atti idonei a sortire effetti liberatori e di cui la circolare medesima fornisce un’elencazione esemplificativa (così., Cass. 10794/97 ; sent. n. 164 del 2 aprile 1993 della Corte Cost.).

Quanto alla natura della tassa automobilistica, vi è da dire che diversi sono stati gli interventi giurisprudenziali che hanno precisato come essa, pur essendo divenuta tassa di possesso con l’entrata in vigore della Legge 53/83, pur tuttavia conserva il proprio presupposto oggettivo nella coincidenza, in capo al medesimo soggetto, della proprietà e del possesso dei veicoli (cfr. Comm. Trib. Belluno, sez. I, 18 luglio 1992, n. 79 e Tribunale di Milano, 19 febbraio 1996).

Infine, ma non da ultimo, si segnalano i diversi interventi della Corte Costituzionale in tema di competenze legislative regionali sulla tassa automobilistica.La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme regionali in tema di tassa automobilistica che apportavano significativi interventi sul relativo regime, prevedendo esenzioni e proroghe dei relativi termini (così . Corte Cost. 455/05; Corte Cost. 37/04; Corte Cost. 296/03; Corte Cost. 297/03; Corte Cost. 311/03).

In particolare, la Corte ha precisato il fatto che tale tributo non può definirsi “tributo proprio della Regione” ai sensi dell’art. 119, comma 2, della Costituzione ma al contrario “tributo proprio dello Stato”: si tratta infatti di tributo istituito con legge statale e rientrante nella competenza esclusiva dello Stato in materia di tributi erariali ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. “e”, della Costituzione, pur avendo lo Stato attribuito alle Regioni il relativo gettito, alcuni limitati poteri attuativi ed un limitato potere di variazione dell’importo originariamente stabilito.